Le città medievali d'Italia sono un vero tesoro nascosto che incanta viaggiatori di tutto il mondo. Dalle Langhe alla Tuscia, dalla Romagna alle Murge, troviamo un susseguirsi di borghi gioiello che dominano valli, fiumi, pianure, vigne e uliveti.
L'Italia è infatti universalmente riconosciuta come la patria dei borghi medievali più affascinanti al mondo. In questa guida esploreremo i borghi medievali in Italia più autentici e ricchi di storia, selezionando venti gemme tra i numerosi borghi medievali da visitare nel nostro Paese. Tra questi, spicca Monforte d'Alba, uno dei borghi più belli delle Langhe, divenuto Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 2014.
Non solo questi borghi medievali italiani sono preziosi dal punto di vista architettonico, ma rappresentano anche un pilastro dell'identità culturale italiana. Inoltre, questi centri ricchi di suggestioni e poesia sono luoghi che hanno incantato pittori e letterati nel corso dei secoli. Nella nostra selezione abbiamo incluso anche Corinaldo, un autentico gioiello delle Marche, insieme ad altri splendidi esempi di città medievali in Italia, ciascuna con il proprio carattere distintivo e fascino senza tempo.

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Adagiato nella Valle del Gran San Bernardo a 1.270 metri di altitudine, Étroubles incanta i visitatori con il suo carattere autenticamente medievale. Questo piccolo borgo, che nel 2010 è stato il primo comune valdostano a ricevere la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, rappresenta un tesoro nascosto tra le montagne.
Sin dall'antichità, Étroubles ha svolto la funzione di piccola capitale locale, centro di guardia e di servizi. In epoca romana era conosciuto come Restapolis e fungeva probabilmente da accampamento invernale della guarnigione del valico. Il suo nome attuale deriva dal patois valdostano "étrobla", che significa "campi coperti di paglia".
La posizione strategica sulla Via Francigena, l'importante percorso che collegava Canterbury a Roma e Gerusalemme, ha conferito al borgo un ruolo fondamentale. Nel 1273, i Savoia autorizzarono gli abitanti di Étroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses ad accompagnare sul colle i viaggiatori, nascendo così i "marroniers", predecessori delle guide alpine.
Il cuore del borgo è un autentico museo a cielo aperto. Dal 2005, Étroubles ospita un percorso artistico permanente con opere di artisti internazionali. Passeggiando per le stradine acciottolate si scoprono fontanili e antiche abitazioni in pietra con tetti in lose.
Da non perdere la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, riedificata nel 1814-15, che conserva preziosi reperti liturgici del XV secolo. Nella frazione di Vachéry si trova una torre del XII secolo costruita su fondamenta romane. Vale la pena visitare anche la prima latteria turnaria della Valle d'Aosta (1853) e la Centrale Bertin, prima centralina idroelettrica della valle (1904).
L'evento più caratteristico è la "Veillà", che si svolge ogni agosto: per una sera gli abitanti rievocano la vita quotidiana del passato, mostrando antichi mestieri come la lavorazione della fontina e la battitura del grano.
Altrettanto suggestivo è il Carnevale della Coumba Freida, con le sue "landzette", maschere che ripropongono in modo colorato e stravagante le uniformi dei soldati napoleonici che transitarono nel borgo nel maggio 1800. Da segnalare anche la "Fëta de l'Arveusse", tradizionale festa del 1° maggio che celebra l'arrivo della primavera.
Nel borgo passò Napoleone Bonaparte, che vi sostò il 20 maggio 1800 durante la sua discesa in Italia. Étroubles vanta la prima latteria sociale (turnaria) della Valle d'Aosta, fondata nel 1853. Fino agli anni Sessanta, nelle frazioni del borgo ondeggiavano distese di frumento e segale, punteggiate di papaveri e fiordalisi.

Situato nel cuore delle Langhe piemontesi, Monforte d'Alba si erge maestoso tra colline coperte di vigneti, offrendo uno dei panorami più suggestivi tra i borghi medievali italiani. Questo incantevole paese, con il suo centro storico perfettamente conservato, rappresenta un'autentica gemma del patrimonio medievale italiano.
Le radici di Monforte d'Alba affondano nell'XI secolo, quando il borgo era un importante centro di potere dei marchesi Del Vasto. Il nome "Monforte" deriva probabilmente da "Mons Fortis", riferimento alla posizione strategica su un'altura facilmente difendibile. Durante il Medioevo, il borgo fu teatro di un tragico evento: nel 1028, numerosi catari locali vennero arsi sul rogo nella piazza centrale, episodio che segnò profondamente la storia del luogo. Nei secoli successivi, Monforte passò sotto diverse dominazioni, dai Marchesi del Carretto alla famiglia Scarampi, fino all'annessione al Regno di Sardegna nel XVIII secolo.
Il centro storico di Monforte si sviluppa attorno all'imponente torre campanaria medievale e offre un dedalo di vicoli acciottolati che conservano intatto il fascino d'altri tempi. Da non perdere:
Inoltre, passeggiare tra i vicoli del centro storico permette di ammirare numerose case-torri medievali perfettamente conservate.
Il borgo è particolarmente vivace durante l'estate grazie al festival "Monfortinjazz", che da oltre quarant'anni attira artisti di fama internazionale nell'incantevole cornice dell'Auditorium Horszowski. In autunno, invece, la tradizionale Fiera del Tartufo celebra il prezioso tubero locale insieme ad altri prodotti tipici come il Barolo, il vino che ha reso celebre questa zona in tutto il mondo.
Nel 2014, le colline di Monforte d'Alba, insieme a quelle di Langhe-Roero e Monferrato, sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità UNESCO, riconoscimento dell'eccezionale valore paesaggistico e culturale di questo territorio. Il borgo ha inoltre dato i natali a numerosi personaggi illustri, tra cui il compositore Luigi Einaudi e lo scrittore Giovanni Arpino.
A differenza di altri borghi medievali, Monforte ha saputo integrare armoniosamente elementi architettonici moderni nel suo tessuto storico, creando un affascinante dialogo tra passato e presente che rende questo luogo unico nel panorama dei borghi medievali italiani.

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Nascosta nella pianura padana tra Mantova e Parma, Sabbioneta rappresenta un raro esempio di "città ideale" rinascimentale tra i borghi medievali italiani. Con il suo impianto urbanistico perfetto e la sua straordinaria ricchezza architettonica, questo gioiello lombardo incanta i visitatori come una piccola Atene padana.
Dell'abitato di Sabbioneta si ha notizia da una lapide datata 591 d.C. che definisce il piccolo agglomerato urbano "Oppidum". Tuttavia, la città che vediamo oggi fu interamente edificata da Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554 e il 1591, nel luogo in cui sorgeva una rocca del nonno Ludovico. Concepita inizialmente come fortezza, Sabbioneta divenne in brevissimo tempo una piazzaforte all'avanguardia e raffinato centro culturale. La cittadina rappresentava la capitale di un piccolo stato strategicamente posizionato tra il Ducato di Milano, il Ducato di Mantova e il Ducato di Parma. Dopo la morte di Vespasiano, iniziò purtroppo un lento declino che portò alla perdita di importanti edifici quali la rocca e l'armeria.
Il centro abitato è ancora oggi completamente racchiuso dall'antica cinta muraria esagonale con sei baluardi e due porte monumentali: Porta Vittoria e Porta Imperiale. Tra i monumenti più significativi troviamo:
Durante l'anno, Sabbioneta ospita numerosi eventi culturali. Di particolare rilievo è il Sabbioneta Chamber Opera Festival, un progetto che porta concerti e opere nei luoghi più suggestivi della città. Inoltre, la cittadina celebra la Fiera del Carmine a luglio e "La Notte dei Desideri" con musica e intrattenimento sotto le stelle. Da non perdere anche il festival FESTIWALL, che propone arti performative in dialogo con le comunità limitrofe.
Il nome "Sabbioneta" deriva dal latino "sabulum" (sabbia), riferimento ai depositi alluvionali dei fiumi Po e Oglio. La città è stata progettata seguendo i principi umanistici della città ideale, con strade disposte a scacchiera e spazi pubblici posizionati strategicamente. Nel 2008, Sabbioneta è stata inserita nell'elenco dei patrimoni dell'umanità UNESCO insieme a Mantova. Un'altra peculiarità è la presenza di una comunità ebraica già nella seconda metà del Cinquecento, testimoniata dalla sinagoga tuttora esistente.
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Incastonato sulle rive del fiume Mincio nella provincia di Verona, Borghetto rapisce lo sguardo con i suoi antichi mulini ad acqua e le case colorate che sembrano galleggiare sul fiume. Questo piccolo gioiello, frazione di Valeggio sul Mincio, è stato giustamente inserito nella lista dei Borghi più belli d'Italia grazie al suo fascino medievale perfettamente conservato.
Le origini di Borghetto risalgono all'epoca longobarda (VI-VIII secolo d.C.), come suggerisce il toponimo stesso che significa "insediamento fortificato". Nato come punto strategico di guado sul fiume Mincio, divenne sede di un "Gastald", un ufficiale longobardo incaricato di riscuotere le gabelle per l'attraversamento e la navigazione fluviale. Durante il Medioevo, sotto gli Scaligeri e poi i Visconti, Borghetto si trasformò in borgo fortificato con due porte d'accesso e una cerchia muraria poligonale. Nel 1405 passò alla Repubblica di Venezia, periodo in cui si sviluppò l'attività di macinazione con la costruzione dei mulini che ancora oggi caratterizzano il paesaggio.
Il simbolo indiscusso del borgo è il maestoso Ponte Visconteo, diga fortificata lunga 650 metri costruita nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti. Passeggiando per le stradine tortuose si incontrano gli antichi mulini ad acqua, alcuni ancora funzionanti, trasformati oggi in ristoranti o strutture ricettive. Da non perdere la Chiesa di San Marco Evangelista del XVIII secolo, edificata sui resti di una pieve romanica dell'XI secolo. Attraversando il Ponte di San Marco (o Ponte di Legno), metà in muratura e metà in legno, si può ammirare la statua di San Giovanni Nepomuceno, protettore da annegamenti.
L'evento più importante è la Festa del Nodo d'Amore, celebrata ogni anno nel terzo martedì di giugno, quando sul Ponte Visconteo viene allestita una tavolata con oltre 3.000 commensali per gustare i famosi tortellini di Valeggio. Questi deliziosi tortellini, chiamati localmente "nodi d'amore", sono legati a una romantica leggenda ambientata al tempo dei Visconti.
La leggenda narra che il capitano Malco e la ninfa Silvia si innamorarono lasciando sulle rive del Mincio un fazzoletto di seta annodato come pegno d'amore. La forma del tortellino richiama proprio questo "nodo d'amore". Il 30 maggio 1796, Borghetto fu teatro di una battaglia in cui Napoleone sconfisse gli austriaci guidati da Beaulieu. Durante il periodo natalizio, una maestosa metasequoia illuminata in riva al Mincio diventa il suggestivo simbolo delle festività.
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Circondato da verdeggianti meleti ai piedi della Val di Sole, Caldes rappresenta uno dei tesori nascosti tra i borghi medievali del Trentino. Dal 2023 insignito del prestigioso riconoscimento "Borghi più belli d'Italia", questo piccolo centro agricolo affascina con la sua atmosfera autentica e le sue preziose testimonianze storiche.
Il nome del borgo deriva probabilmente da una sorgente di acqua calda, oggi scomparsa, come suggerisce la denominazione "Caldis" o "Caldesio" presente nelle pergamene del primo Duecento. La prima menzione ufficiale del paese risale al 1230-1235, quando il vescovo Gerardo permise ad Arnoldo di Cagnò di costruire una "domus murata", il primo nucleo dell'attuale Castel Caldes. Questa struttura, insieme alla Rocca di Samoclevo, serviva come punto strategico per controllare i traffici commerciali della valle. Nel 1464, il castello passò alla famiglia Thun che lo ampliò notevolmente, conferendogli l'aspetto che possiamo ammirare oggi.
Il maestoso Castel Caldes domina l'ingresso del paese affacciandosi sul torrente Noce. Al suo interno, merita particolare attenzione la "prigione di Olinda", una sala completamente affrescata legata a una tragica storia d'amore. Accanto al maniero si trova la Cappella della Natività di Maria, decorata nel 1629 con splendidi affreschi di Elia Naurizio.
Nel centro storico si possono ammirare la Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo (1852), la Chiesa cimiteriale di San Rocco con il suo elegante campanile romanico, e numerosi palazzi nobiliari con portali in pietra e bifore, come casa Fattarsi, casa Lorengo e palazzo Manfroni.
Non meno interessanti sono le sette frazioni che compongono il comune: Bozzana, Bordiana, San Giacomo e Samoclevo, ciascuna con le proprie antiche cappelle che conservano strutture e altari dal gotico al barocco.
L'evento più atteso è l'Arcadia Street Festival, che si svolge ogni anno a giugno trasformando il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto con musica, circo, arte di strada e sapori locali. Di grande richiamo anche l'Asta dei Formaggi di malga, un'occasione unica per degustare e acquistare i formaggi prodotti nelle malghe della Val di Sole e di altre vallate trentine.
La leggenda più famosa è quella della contessina Marianna Elisabetta Thun, conosciuta come Olinda, rinchiusa dal padre nella torre del castello per impedire il suo matrimonio con Arunte, il menestrello di corte. Si dice che gli affreschi ancora visibili nella stanza siano opera della stessa Olinda, morta per amore in quella prigione.
Tra le specialità gastronomiche locali, merita una menzione la "torta de patate", un piatto semplice ma saporito della tradizione, perfetto accompagnamento allo speck e ai formaggi locali come il Casolét della Val di Sole.
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Unica nel suo genere con la sua straordinaria pianta a forma di stella a nove punte, Palmanova rappresenta un capolavoro dell'ingegneria militare rinascimentale tra i borghi medievali italiani. Questa affascinante città-fortezza del Friuli-Venezia Giulia, riconosciuta Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2017, offre ai visitatori un'esperienza indimenticabile tra storia, architettura e tradizioni.
La fondazione di Palmanova risale al 7 ottobre 1593, giorno di Santa Giustina e anniversario della vittoria di Lepanto sui Turchi. Fu concepita dalla Repubblica di Venezia come baluardo difensivo contro le incursioni ottomane e le mire espansionistiche degli Asburgo. L'ideazione della fortezza fu affidata a un'équipe di ingegneri guidati dal Soprintendente Generale Giulio Savorgnan. Dopo il periodo veneziano, Palmanova passò sotto il controllo austriaco nel 1797, conquistata con uno stratagemma militare, per poi divenire francese. Napoleone aggiunse la terza cerchia difensiva con le lunette, completando l'aspetto attuale della città.
Il cuore della città è l'esagonale Piazza Grande, punto di convergenza di sei strade radiali. Da non perdere:
La città offre un calendario ricco di manifestazioni, tra cui spicca la Rievocazione Storica che si svolge dal 1977 la seconda domenica di luglio, commemorando l'innalzamento del gonfalone veneziano del 1602. Altrettanto suggestivi sono "A.D. 1615. Palma alle Armi" (primo weekend di settembre) e l'anniversario della fondazione della fortezza il 7 ottobre.
Palmanova fu costruita interamente attorno al numero 3 e ai suoi multipli: 3 cerchie di mura, 3 porte d'ingresso, 9 bastioni e 18 strade. Secondo una leggenda, la forma a stella fu ispirata da una ragnatela caduta sul pavimento di una cappella durante un temporale. Nel 1960, la fortezza venne dichiarata Monumento Nazionale.
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Affacciato sul Mar Ligure con le sue case colorate a picco sul mare, Vernazza rappresenta uno dei più affascinanti borghi medievali delle Cinque Terre, in Liguria. Questo minuscolo gioiello, famoso per il suo caratteristico porticciolo e le terrazze panoramiche, incanta i visitatori con la sua bellezza mozzafiato e la sua atmosfera autenticamente ligure.
Vernazza vanta origini antichissime: le prime notizie documentate risalgono all'XI secolo, quando era noto come "castrum Vernatio", base marittima degli Obertenghi. Il nome deriva probabilmente dal latino "verna", che significa "del luogo", "indigeno". Nel 1209, Vernazza giurò fedeltà alla Repubblica di Genova, divenendo un importante scalo commerciale. Nel XIII secolo, i genovesi vi costruirono un porto fortificato e un cantiere navale per riparare le loro galee, unico caso nelle Cinque Terre. Successivamente, il borgo passò sotto varie dominazioni: napoleonica (1797), Regno di Sardegna (1815) e infine Regno d'Italia (1861).
Il cuore di Vernazza è la pittoresca Piazza Marconi, affacciata sul porticciolo. Imperdibile la Chiesa di Santa Margherita d'Antiochia (XIII secolo), costruita direttamente sulla scogliera nel 1318. Da visitare inoltre il Castello Doria, edificato nel 1056 e successivamente ampliato, e il Belforte, bastione quadrangolare all'imbocco della baia. Per gli amanti del trekking, il Sentiero Azzurro offre panorami spettacolari collegando Vernazza agli altri borghi.
Ogni 20 luglio, Vernazza celebra la festa della patrona Santa Margherita d'Antiochia con processioni religiose e spettacolari fuochi d'artificio sul mare. Un'altra tradizione caratteristica è la "Festa dei Pirati", quando gli abitanti, vestiti da pirati e accompagnati dal gruppo di percussioni "Batebalengo", rievocano le antiche incursioni saracene. Durante queste festività, è possibile assaggiare i piatti tipici liguri nei ristoranti sul porto.
Una tradizione unica di Vernazza è quella dei giovani locali che si tuffano tra le onde dal piccolo molo "Ventegà", sotto l'antico bastione Belforte. Nel 2011, un'alluvione devastò il borgo, che però ha saputo rinascere diventando ancora più bello. Infine, Vernazza ha ispirato il film d'animazione Pixar "Luca" di Enrico Casarosa, confermando il suo status di uno dei borghi medievali più iconici d'Italia.
Image Source: Castell'Arquato
Tra le colline piacentine si erge Vigoleno, autentica fortezza medievale certificata tra i "Borghi più Belli d'Italia" e insignita della "Bandiera Arancione" del Touring Club Italiano. Questo gioiello rappresenta un esempio perfetto della logica abitativa medievale, con la sua struttura difensiva perfettamente conservata.
La fondazione del castello risale al X secolo, sebbene la prima data documentata sia il 1141, quando fungeva da avamposto sulla strada per Parma. La sua storia è segnata da ripetute distruzioni e ricostruzioni. Nel 1373 venne espugnato dalle truppe pontificie ma ritornò rapidamente ai viscontei grazie a un inganno. La famiglia Scotti, che ne ottenne il possesso nel 1389 con licenza di riedificarlo, mantenne il controllo per cinque secoli consecutivi.
Il borgo è completamente circondato da mura merlate percorribili sull'antico cammino di ronda. L'accesso avviene attraverso un rivellino dalla forma tondeggiante. Il cuore è la piazza con fontana cinquecentesca, su cui si affacciano il mastio quadrangolare con feritoie e merli ghibellini, la parte residenziale del castello, l'oratorio e la cisterna. Imperdibile la chiesa romanica di San Giorgio, raro esempio di stile romanico puro.
Durante l'anno si svolgono numerosi eventi: "La Notte dei Briganti" a giugno con una camminata notturna fino a Vernasca, concerti jazz in estate e "Vinoleno" in maggio e novembre che celebra il passito locale.
Nel 1922, la principessa Maria Ruspoli Gramont trasformò il castello in un vivace centro culturale frequentato da personalità come Gabriele D'Annunzio, Max Ernst e Jean Cocteau. Negli anni '80, fu location di alcune scene del film "Ladyhawke" con Michelle Pfeiffer.
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Immerso tra la Valdichiana e il Monte Cetona, questo incantevole borgo toscano conquista i visitatori con il suo fascino medievale e le sue radici antichissime. Cetona, insignita della Bandiera Arancione del Touring Club e inserita tra "I Borghi più belli d'Italia", rappresenta un'autentica gemma tra le città medievali italiane.
La presenza umana nel territorio cetonese inizia circa cinquantamila anni fa, quando gruppi di Neandertaliani trovarono rifugio nelle grotte del Monte Cetona. Durante l'Età del Rame e del Bronzo, l'area di Belverde vide l'insediamento di una florida comunità di pastori-agricoltori, attiva per quasi tutto il II millennio a.C.. Il castello medievale è documentato dal primo Duecento come possesso del conte Ildebrandino. Dopo essere stato conteso tra Siena, Perugia e Orvieto, nel 1418 fu occupato da Braccio da Montone e ceduto a Siena. Nel 1558, Cosimo I donò Cetona in feudo al marchese Chiappino Vitelli, segnando l'inizio di un'epoca di stabilità e importanti interventi urbanistici.
Piazza Garibaldi, realizzata nel XVI secolo, costituisce il fulcro del borgo da cui si diramano vicoli che conducono alla parte alta. Imperdibile la visita alla Collegiata della Santissima Trinità, chiesa sorta tra il XII e XIII secolo con interessanti affreschi cinquecenteschi. Altri luoghi notevoli includono:
L'evento più caratteristico è la Corsa delle Brocche, rievocazione storica della vittoria di Braccio da Montone. Durante questa manifestazione, le donne si sfidano portando brocche colme d'acqua sulla testa, mentre gli uomini competono trasportando una pesante brocca su un "barellino". Altrettanto affascinante è "Cetona in Fiore", mostra mercato primaverile con visite ai giardini privati e corsi di cucina.
Nel 1882, vicino a Cetona fu scoperto il primo esemplare fossile del genere orca, vissuto nel Pliocene circa 3-4 milioni di anni fa. Il 3 luglio 1849, Giuseppe Garibaldi e Anita furono ospiti del gonfaloniere Rodolfo Gigli, mentre i garibaldini trovarono rifugio nei giardini del Parco Terrosi. Le donne di Cetona regalarono ad Anita un elegante vestito di seta verde. Una specialità gastronomica locale sono i "Pastrignocchi", tipo di pasta povera della tradizione contadina.

Premiato come "Borgo più Bello d'Italia" nel 2007, Corinaldo (AN) spicca tra le città medievali marchigiane con le sue maestose mura perfettamente conservate e un fascino senza tempo. Questo gioiello dell'entroterra anconetano custodisce secoli di storia, tradizioni vivaci e personaggi leggendari che gli hanno conferito l'originale soprannome di "paese dei matti".
Le origini di Corinaldo risalgono al 411 d.C., quando i sopravvissuti alla distruzione della città romana di Suasa cercarono rifugio sui colli circostanti. Tuttavia, il nucleo attuale si sviluppò agli inizi del secondo millennio durante il fenomeno dell'incastellamento. Dopo un periodo sotto il dominio guelfo, passò nelle mani del ghibellino Nicolò Boscareto, per poi essere raso al suolo nel 1360 dall'esercito pontificio. La città rinacque nel 1367 con l'attuale cinta muraria, attribuita in parte al genio dell'architetto Francesco Di Giorgio Martini. Nel 1517, la strenua resistenza all'assedio di Francesco Maria Della Rovere valse a Corinaldo l'elevazione al rango di città da parte di Papa Leone X.
L'imponente cinta muraria, che si estende per quasi un chilometro, rappresenta uno dei sistemi difensivi meglio conservati delle Marche. Assolutamente da non perdere la caratteristica Scalinata della Piaggia con i suoi 109 gradini e il celebre Pozzo della Polenta a metà percorso. La Casa di Scuretto, con la sua curiosa facciata incompiuta, racconta una storia di ingegno e astuzia tipicamente corinaldese. Altrettanto suggestivi sono il Teatro Comunale "Carlo Goldoni", la Sala del Costume con i suoi splendidi abiti ducali e il Santuario dedicato a Santa Maria Goretti, nativa del borgo.
L'evento più rappresentativo è la "Contesa del Pozzo della Polenta", rievocazione storica che si svolge ogni anno la terza domenica di luglio. Durante questa manifestazione sfilano oltre 500 figuranti in costumi d'epoca. A fine aprile, la "Festa dei Folli" trasforma il borgo in un palcoscenico a cielo aperto dove è possibile ottenere il curioso "Passaporto da Matto".
La leggenda del Pozzo della Polenta narra di un contadino che, facendo cadere un sacco di farina nel pozzo, creò miracolosamente polenta a sufficienza per sfamare gli abitanti durante un assedio. Inoltre, Corinaldo diede i natali a Santa Maria Goretti nel 1890, giovane martire canonizzata nel 1950. Infine, il soprannome "paese dei matti" deriva dai numerosi personaggi bizzarri che hanno abitato il borgo, come Pietrino Del Mosciuto che scrisse una lettera al presidente del Consiglio Francesco Crispi per protestare contro una dichiarazione di guerra fatta senza consultarlo.
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Rinomato in tutto il mondo per la produzione di maiolica artistica, Deruta fa parte del club dei "Borghi più belli d'Italia" e rappresenta un autentico museo a cielo aperto tra le città medievali umbre.
Il nome deriva dal latino "diruta" (in rovina), riferimento alla fuga dei perugini dalla loro città incendiata da Ottaviano nel 40 a.C. durante la guerra civile contro Lucio Antonio. La tradizione ceramica risale al XIII secolo, con i primi documenti attestanti una fornitura di vasi nel 1290. Nel 1287, i vasai si riunirono in arte ottenendo il permesso di vendita al dettaglio. Il massimo splendore della produzione ceramica si raggiunse tra il '500 e il '600, periodo in cui Deruta entrò a far parte dello Stato Pontificio.
Il centro storico è accessibile da tre porte: Porta Perugina, Porta Tuderte e Porta San Michele Arcangelo. In quest'ultima zona si trovano le Antiche Fornaci, alcune attive già dal XVI secolo. Piazza dei Consoli rappresenta il cuore del borgo, con l'omonimo Palazzo del '300 che ospita la Pinacoteca Comunale. Imperdibile il Museo Regionale della Ceramica, il più antico d'Italia dedicato a quest'arte, fondato nel 1898 e custode di circa 6000 opere.
L'evento più caratteristico è il Palio della Brocca (settembre), rievocazione storica ottocentesca in cui i tre rioni storici - Borgo, Piazza e Valle - si contendono l'ambita brocca in ceramica. Il 25 novembre si celebra Santa Caterina d'Alessandria, patrona dei ceramisti. Molto attesa anche la "Notte Bianca" di giugno, con musica, mercatini e dimostrazioni d'arte.
La brocca, simbolo di Deruta, è un contenitore in ceramica smaltata tradizionalmente usato per acqua o vino. Nel parco cittadino si trova una panchina interamente in ceramica, decorata a mano dagli artigiani locali, dove gli innamorati si scambiano promesse.
Image Source: Civita di Bagnoregio
Sospesa su un fragile sperone di tufo, Civita di Bagnoregio è soprannominata "la città che muore" per l'incessante erosione che ne minaccia l'esistenza. Questo straordinario borgo medievale nel cuore della Tuscia laziale rappresenta uno dei paesaggi più suggestivi e fotografati d'Italia, raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale lungo 300 metri.
Fondata circa 2500 anni fa dagli Etruschi, Civita fu per secoli uno dei principali centri della Tuscia. Il nome originario "Balneum Regis" (Bagno del Re) deriva dalla leggenda secondo cui il re longobardo Desiderio si curò presso le terme locali. Attraverso i secoli, il borgo ha vissuto sotto diverse dominazioni: prima i Goti, poi i Longobardi e infine lo Stato della Chiesa.
Il cuore del borgo è la Chiesa di San Donato, edificata nel VII secolo e più volte ristrutturata, che custodisce un pregevole Crocifisso ligneo del '400. Altri tesori includono il Museo Geologico e delle Frane, la Grotta di San Bonaventura (antica tomba etrusca) e Porta Santa Maria con i suoi bassorilievi raffiguranti un leone. Attraversando i vicoli, si scoprono antiche case medievali con scalette esterne (profferli) e balconcini fioriti.
Il Palio della Tonna, che si svolge la prima domenica di giugno e la seconda di settembre, vede i fantini sfidarsi in una corsa a dorso d'asino. Durante il periodo natalizio, il Presepe Vivente trasforma il borgo in una piccola Betlemme. Altrettanto suggestiva è la processione del Venerdì Santo, quando il Crocifisso viene portato in processione.
Nonostante oggi vi risiedano solo undici persone, il borgo accoglie fino a 10.000 visitatori al giorno. Dal 2017 è candidata a diventare Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Una leggenda racconta che durante la peste del 1499, il Crocifisso parlò a una donna rassicurandola sull'imminente fine dell'epidemia.
Image Source: ViVi GREEN
Conosciuto come il "paese presepe" per il suo aspetto antico perfettamente conservato, Abbateggio si erge su uno sperone roccioso nella provincia di Pescara, con due terzi del suo territorio all'interno del Parco Nazionale della Majella.
Le origini di Abbateggio sono legate all'abbazia di San Clemente a Casauria, fondata dall'imperatore Ludovico II nell'866. Il primo documento storico sulla fondazione del castello risale al 986, quando il nobile Tresidio di Ota lo costruì e lo donò, con il nome di Abbatejo, all'Abate Casauriense Adamo. Alcuni studiosi ipotizzano che il toponimo derivi dalla contrazione di Abbate-Giovanni.
Il centro storico affascina con case in pietra bianca della Majella, vicoli intricati e ripide scalinate. La Chiesa di San Lorenzo Martire, con facciata rinascimentale e portale quattrocentesco, domina il borgo. Nei dintorni, imperdibile il Santuario della Madonna dell'Elcina, che custodisce sotto l'altare un tronco di elce considerato resto dell'albero su cui, secondo la tradizione, apparve la Vergine.
L'evento principale è la Festa del Farro, che celebra questo antico cereale riscoperto tra le sementi delle famiglie contadine e oggi oggetto di tutela. La devozione alla Madonna dell'Elcina si manifesta l'8 settembre con processioni e rituali antichissimi.
Una leggenda narra che due pastorelli muti videro la Madonna su un leccio e miracolosamente iniziarono a parlare, raccontando il prodigio.
Image Source: Tripadvisor
Nella splendida valle del fiume Tammaro, il borgo di Sepino presenta un raro connubio tra fascino medievale e uno dei siti archeologici romani meglio conservati d'Italia. Questo gioiello molisano, parte del circuito "I Borghi più belli d'Italia", conserva intatta l'atmosfera del passato tra vicoli stretti e ben curati.
La vicenda di Sepino affonda le radici in epoca sannitica, quando il primo insediamento sorse sulla montagna oggi denominata Terravecchia. Durante la Terza guerra sannitica, nel 293 a.C., il console Papirio Cursore tentò di conquistare il villaggio, subendo pesanti perdite: secondo gli storici romani, 7.400 morti e 3.000 prigionieri. Con Augusto, gli abitanti si spostarono a valle, dove nacque la fiorente Saepinum, importante centro commerciale situato lungo il tratturo Pescasseroli-Candela. La città romana entrò in crisi nel IV-V secolo e dopo la guerra greco-gotica (535-553) gli edifici più significativi crollarono. Nel 667, i duchi longobardi di Benevento concessero la piana a una colonia di Bulgari, ma le incursioni saracene del IX secolo spinsero la popolazione a spostarsi nuovamente in altura, fondando l'attuale Sepino.
L'area archeologica di Altilia/Saepinum rappresenta il principale tesoro, con il teatro capace di ospitare circa 3.000 persone, il foro lastricato, la basilica forense con venti colonne a fusto liscio e la maestosa Porta Boiano decorata con rilievi di prigionieri germanici. Fuori dalle mura romane spiccano due mausolei, tra cui quello cilindrico di Caio Ennio Marso. Nel borgo attuale, meritano attenzione la chiesa di Santa Cristina con il caratteristico campanile dalla guglia a forma di "bottiglione", la Chiesa di San Lorenzo con campanile romanico e l'ex Chiesa di Santo Stefano, oggi adibita a teatro. Il territorio sepinese offre anche sorgenti termali dalle acque tra le più salutari d'Italia.
A ottobre 2025, Sepino ospiterà il Festival dei Patrimoni Dispersi con l'apertura al pubblico di Palazzo Tiberio, nuovo polo culturale regionale.
| Borgo | Regione | Periodo Storico | Caratteristica Distintiva | Evento Principale | Monumento Principale |
|---|---|---|---|---|---|
| Étroubles | Valle d'Aosta | XI secolo | Primo comune valdostano Bandiera Arancione (2010) | Veillà (agosto) | Chiesa Santa Margherita Assunta |
| Monforte d'Alba | Piemonte | XI secolo | Patrimonio UNESCO (2014) | Monfortinjazz | Auditorium Horszowski |
| Sabbioneta | Lombardia | XVI secolo | Città ideale rinascimentale | Sabbioneta Chamber Opera Festival | Teatro all'Antica |
| Borghetto sul Mincio | Veneto | VI-VIII secolo | Antichi mulini ad acqua | Festa del Nodo d'Amore | Ponte Visconteo |
| Caldes | Trentino | XIII secolo | Borgo dei Borghi più belli d'Italia (2023) | Arcadia Street Festival | Castel Caldes |
| Palmanova | Friuli-Venezia Giulia | 1593 | Pianta a stella a nove punte | Rievocazione Storica (luglio) | Duomo Dogale |
| Vernazza | Liguria | XI secolo | Porto fortificato delle Cinque Terre | Festa di Santa Margherita | Chiesa Santa Margherita d'Antiochia |
| Vigoleno | Emilia-Romagna | X secolo | Fortezza medievale certificata | La Notte dei Briganti | Mastio quadrangolare |
| Cetona | Toscana | XIII secolo | Bandiera Arancione TCI | Corsa delle Brocche | Rocca |
| Corinaldo | Marche | 411 d.C. | Sistema difensivo meglio conservato | Contesa del Pozzo della Polenta | Scalinata della Piaggia |
| Deruta | Umbria | XIII secolo | Capitale della maiolica artistica | Palio della Brocca | Museo Regionale della Ceramica |
| Civita di Bagnoregio | Lazio | Epoca etrusca | "La città che muore" | Palio della Tonna | Chiesa di San Donato |
| Abbateggio | Abruzzo | 986 d.C. | "Paese presepe" | Festa del Farro | Chiesa di San Lorenzo Martire |
| Sepino | Molise | Epoca sannitica | Sito archeologico romano | Festival dei Patrimoni Dispersi | Area archeologica di Altilia |
Q. Tu quale borgo che hai visitato , avresti aggiunto nella lista ? Diccelo nei commeni
Q1. Quali sono i borghi medievali più autentici d'Italia da visitare nel 2025? Tra i borghi medievali più autentici da visitare nel 2025 ci sono Étroubles in Valle d'Aosta, Monforte d'Alba in Piemonte, Sabbioneta in Lombardia, Borghetto sul Mincio in Veneto e Palmanova in Friuli-Venezia Giulia. Ognuno di questi borghi offre un'esperienza unica con la sua storia, architettura e tradizioni ben conservate.
Q2. Quale borgo medievale italiano è famoso per la sua pianta a forma di stella? Palmanova, in Friuli-Venezia Giulia, è famosa per la sua straordinaria pianta a forma di stella a nove punte. Fondata nel 1593 dalla Repubblica di Venezia come fortezza difensiva, Palmanova è un capolavoro dell'ingegneria militare rinascimentale e dal 2017 è Patrimonio dell'Umanità UNESCO.
Q3. Qual è il borgo medievale italiano soprannominato "la città che muore"? Civita di Bagnoregio, nel Lazio, è soprannominata "la città che muore" a causa dell'incessante erosione che minaccia la sua esistenza. Questo straordinario borgo, fondato dagli Etruschi circa 2500 anni fa, è sospeso su un fragile sperone di tufo e raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale lungo 300 metri.
Q4. Quale borgo medievale italiano è rinomato per la produzione di maiolica artistica? Deruta, in Umbria, è famosa in tutto il mondo per la produzione di maiolica artistica. La tradizione ceramica di Deruta risale al XIII secolo e il borgo ospita il Museo Regionale della Ceramica, il più antico d'Italia dedicato a quest'arte, fondato nel 1898 e custode di circa 6000 opere.
Q5. Quale evento caratteristico si svolge nel borgo medievale di Corinaldo? L'evento più caratteristico di Corinaldo, nelle Marche, è la "Contesa del Pozzo della Polenta", una rievocazione storica che si svolge ogni anno la terza domenica di luglio. Durante questa manifestazione sfilano oltre 500 figuranti in costumi d'epoca, celebrando la leggenda locale del Pozzo della Polenta.

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